laboratorio donnae

politica separata, politica di parte: desiderare la luna o niente?

di Sabina Izzo

D’estate lavoro nelle strutture alberghiere. Ci lavorano tantissime donne. Sfruttate e sottopagate. Provo nei loro confronti una solidarietà allo stesso tempo dolente e arrabbiata. E impotente. La mia forza, la mia coscienza femminista, è un’arma spuntata. Non serve a niente di fronte a ore di lavoro massacranti, al sudore, alle mani segnate dai detersivi, alle corse per mettere insieme la cena e la lavatrice di casa.

E’ un’arma certo. Ma non basta di fronte all’emergenza del qui e ora. Tutto quello che ho raggiunto e conquistato dentro di me, tutto l’entusiasmo e l’energia che si sono prodotti parlando con le mie compagne, sembrano racchiuse in una bolla che non comunica con la realtà. O se lo fa, lo fa come una tangente su una curva: arriva, la tocca e poi riparte per andare lontano.

Ma la realtà è qui. Le ingiustizie e le disuguaglianze, anche quelle riguardanti le donne, sono nel nostro quotidiano. E non vedo all’orizzonte nessuna rivoluzione in grado di sanarle. Ma soprattutto: posso migliorarle ora? Anche solo parzialmente? Anche solo minimamente?

Non solo posso: è mio dovere farlo. E questo significa scendere nell’agone, prendere posizione, contaminare i miei desideri e le mie speranze con i cosiddetti “conti della serva”: le leggi esistenti, i soldi esistenti, le forze esistenti, contrarie o alleate che siano.

Ma significa anche qualcosa di molto più doloroso: segnare una differenza con le mie compagne, prendere posizione anche rispetto a chi ha condiviso con me il femminismo, esplicitare opinioni diverse laddove si pensava che l’essere donne, di per sé, fosse garanzia di comunanza. Pensavo che avere opinioni diverse fosse ovvio, direi fisiologico, ma positivo: il confronto, addirittura il conflitto (se combattuto ad armi pari, con rispetto), sono occasioni di crescita, opportunità per tutte.

Ma, proprio come nella società civile, non sempre è così.

Dunque occorre una scelta? O la militanza femminista o la militanza politica tradizionale? Non credo. La militanza politica tradizionale è certamente una militanza pensata “al maschile”, con tutti i limiti e i mali che questo comporta. Ma è con questa che dobbiamo confrontarci. Difficile pensare di poter partecipare solo quando l’organizzazione della politica tradizionale sarà “come la vogliamo”, anche perché non credo sia chiaro com’è che la vogliamo e la pratica femminista non ci ha messo al riparo dai meccanismi di potere e di esclusione che combattiamo.

E poi, ancora una volta, la realtà bussa alla porta. Le donne fanno politica più di quanto non si creda. Le madamin del sì tav di Torino, le donne di Romadicebasta, Governa umano di Novara, sono iniziative di donne nate, come si ama molto dire, dal basso, testimonianza di una volontà di dire la propria. Autorganizzazione e sperimentazione, elementi, mi pare evidente, che non trovano spazio, ascolto, rappresentanza nelle forze politiche, compresi i partiti di sinistra. E compreso, ahimè, il femminismo, che troppo spesso tende ad escludere a priori tutte le posizioni non movimentiste, non separatiste, non “rivoluzionarie”. Dimenticando quanto, in momenti cruciali della vita del nostro paese (come l’approvazione della 194), proprio la presenza di “politiche” sia stata essenziale.

Non si tratta di smettere di desiderare la luna. Si tratta di smettere, a mio parere, di desiderare la luna o niente, perché ogni piccolo miglioramento incide sulla vita, qui e ora, di donne vere e vive.

 

NOTA: La domanda di Sabina è anche la mia e di tante altre con cui ho avuto modo di confrontarmi negli ultimi due tre anni.  Ciascuna ha cercato le risposte dove e come ha potuto. Mettere  in parola e condividere i desideri, le aspettative, le esperienze, sarebbe un passo avanti. Il blog è aperto.

 

immagine: Claire Falkenstein, Never Ending Screen, 1975

Un commento su “politica separata, politica di parte: desiderare la luna o niente?

  1. spiralredearth
    16 giugno 2019

    Il qui e ora è il dirimente da vivere, i tuoi sono importanti spunti di riflessione ho condiviso particolarmente la frase: La militanza politica tradizionale è certamente una militanza pensata “al maschile”, con tutti i limiti e i mali che questo comporta.
    Su questo aspetto ho notato che ci si interroga meno che su altri aspetti, anche nel femminismo, ma parlo solo per mia esperienza personale.

    "Mi piace"

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Questa voce è stata pubblicata il 29 Mag 2019 da in conosciamoci, donne, tessitura con tag .

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