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‘Protocollo Napoli’: sette criteri nei contenziosi per l’affido, quando emerge la violenza contro le donne

Napoli 17 giugno 2019 – Promuovere interventi che non arrechino danni alle donne e non sottopongano i figli a vittimizzazione secondaria, ma che promuovano la riabilitazione e favoriscano la prevenzione della violenza. Questi i contenuti salienti del ‘Protocollo Napoli‘, il documento sul tema della consulenza psicologica nei procedimenti giudiziari per separazione e divorzio sottoscritto nel corso del convegno organizzato dal dipartimento di Studi umanistici dell’Università Federico II e patrocinato dall’Ordine degli Psicologi della Campania. Il testo è stato sottoscritto da Caterina Arcidiacono, docente di Comunità e Psicologia della famiglia alla Federico II; Antonella Bozzaotra, psicologa dell’Asl Na1 e presidente dell’Ordine degli Psicologi; dalla psicologia Gabriella Ferrari BravoElvira Reale, responsabile del Centro Dafne dell’ospedale Cardarelli; Ester Ricciardelli, psicologa dell’Asl Na1 – Sportelli antiviolenza del pronto soccorso.

“Il Protocollo nasce dal confronto tra cinque professioniste psicologhe – sottolinea Bozzaotra – impegnate da molti anni e con differenti funzioni in azioni di contrasto alla violenza di genere, che guardano al fenomeno da una prospettiva privilegiata e sono testimoni degli aspetti di vittimizzazione secondaria di donne e minori che si consumano ogni giorno”. 

“Partendo dalle norme e dai principi contenuti nella Convenzione di Istanbul – spiega Arcidiacono – il documento siglato a Napoli afferma alcuni principi: la necessità di separare il momento della valutazione psicologica da quello della terapia e del trattamento, considerare sempre la possibilità di violenza in situazioni di altre conflittualità e assumere misure idonee, considerare il minore come attore e rispettarne desideri e volontà, non considerare teorie come quella dell’alienazione genitoriale a prescindere dal motivo scientifico”.

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PROTOCOLLO NAPOLI. Consulenza psicologica nei procedimenti Giudiziari per separazione e divorzio
17/6/2019

Le considerazioni contenute in questo documento nascono dalle riflessioni e dal confronto tra cinque professioniste psicologhe, impegnate da molti anni e con differenti funzioni in azioni di contrasto alla violenza di genere. La circostanza di essere psicologhe e donne, l’esperienza negli sportelli anti violenza di pronto soccorso, nei servizi di psicologia clinica, in quelli di tutela della salute mentale delle donne, nel centro per le famiglie, nel tribunale per i minorenni, di studio e ricerca scientifica sulle conseguenze per donne e minori della violenza domestica, ci forniscono una prospettiva privilegiata da cui guardiamo al fenomeno della violenza. Ci permettono altresì di essere testimoni di tutti quegli aspetti di vittimizzazione secondaria di donne e minori che si consumano ogni giorno in ottemperanza a disposizioni che risentono, il più delle volte, di quel diniego della violenza contro le donne che abbiamo citato in molte occasioni pubbliche .
Su queste considerazioni iniziali si procederà nel successivo sviluppo di un lavoro di approfondimento di linee guida metodologiche per affrontare, nel contesto giudiziario, le consulenze psicologiche d’ufficio e di parte in tema di violenza.

In accordo con le indicazioni della Convenzione di Istanbul (CdI)e con la definizione delle donne quali vittime di violenza e dei minori quali vittime di violenza assistita in ogni situazione di affido genitoriale – specie nei contesti di alta conflittualità, si propone che i criteri preliminari nelle CTU rispondano ai seguenti obiettivi:
( incipit dei 7 obiettivi/criteri; i criteri in extenso saranno diffusi su una pagina FB creata ad hoc)
a) Valutare la presenza di violenza domestica nei confronti della madre (IPV)
b) Sollecitare gli esperti a un sempre maggiore approfondimento della specificità del PTSD (reazione da stress post-traumatico) rispetto a turbe o disfunzioni di personalità
c) Promuovere la distinzione tra intervento psicologico valutativo e trattamento
d) Promuovere l’ascolto del minore, partendo dal diritto alla ‘Safety First’
e) Promuovere il Dovere-Diritto alla genitorialità (Art. 30 della Costituzione)
f) Promuovere l’adesione solo ai costrutti scientifici validati da organismi internazionali
g) Promuovere modalità di affido che non alterino le abitudini di vita del minore

negli stessi giorni a Salerno il convegno Violenza intrafamiliare e violenza istituzionale: se ne è parlato a Salerno

 

Nella foto: Caterina Arcidiacono, Ester Ricciardelli, Antonella Bozzaotra, Elvira Reale, Gabriella Ferrari Bravo.

(documento pubblicato con il consenso di Elvira Reale)

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 21 giugno 2019 da in donne, violenza con tag , .

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