laboratorio donnae

disegnare il dolore per guarire dal dolore

Un’amica di Resistenza Femminista , una donna con cui sono in relazione, mi ha mandato dei disegni di donne che sono uscite dalla prostituzione e che cercano attraverso l’arte di elaborare la  sofferenza. Mi hanno commosso, in particolare quelli di Sophie.  Abbiamo deciso di pubblicarli, con il suo consenso, perché  sono la cifra di una misura trovata per dire di sé.  Questione che ci riguarda tutte, quando il fare politica è partire dalla propria esperienza, esporsi.

Guardando i disegni ho ripensato al rapporto con l’amica di Resistenza Femminista e alle volte in cui abbiamo parlato della necessità e del rischio di raccontare.

Conservo una  sua lettera, ecco: cara Pina, ho appena letto quello che hai scritto sull’autocoscienza, per me una vera consolazione. Soprattutto quando parli del prendersi cura della altre che hanno condiviso il proprio racconto, si sono messe a nudo e se lasciate da sole tutto diventa ‘osceno’. Soprattutto quando c’`è chi analizza quello che racconti senza accoglierlo. Ho saputo, dopo il nostro incontro, che una ragazza ha commentato il mio racconto, dopo che ero andata via,  dicendo che, diffondere certe testimonianze, rischiava di far passare una visione vittimista della donna. Sono rimasta ferita, anche se ci sono abituata, e mi dispiace che non ci siamo potute guardare negli occhi perché, sono certa, che questa ragazza, non avrebbe mai detto quelle cose con me presente. Ormai ho capito che, senza il mio corpo, le mie parole non solo non arrivano, ma possono fare danno a me e forse ad altre. Vengono immediatamente disincarnate. E’ così per ogni racconto di sopravvissuta alla violenza maschile. Credo nel confronto con donne anche molto diverse da me e lo pratico, ma in presenza. I nostri incontri sono importanti, mi sono sentita, protetta, accolta per questo ho parlato di me. Parlare, affidarvi una parte di me, mi libera da tanti pesi: tra cui residui di vergogna, senso di inadeguatezza, silenzio a cui sono stata costretta a lungo e che vorrebbero continuare ad imporci, perfino persone che si definiscono femministe. Perché certe storie non sono belle da ascoltare, creano imbarazzi, sono evidentemente davvero scomode. Grazie per questo e molto altro cara Pina, un abbraccio a presto!

Rileggere queste parole  ha rafforzato il mio  convincimento – semmai ce ne fosse bisogno –  che un’esperienza vissuta in solitudine  può annientare.  Per questo la politica delle donne è sempre stata la mediazione che ho privilegiato per stare nel mondo, ma anche l’arte.

Anche per Sophie arte e politica vanno di pari passo.

Sophie  è attivista di  Netzwerk Ella, un’associazione fondata nel 2018 da  Huschke Mau. Un’associazione di donne che sono state o si trovano ancora nella prostituzione allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla realtà della prostituzione, la necessità di adottare il modello nordico, offrire sostegno ed alternative valide alle donne prostituite e colpire la domanda di sfruttamento sessuale. Per le donne che hanno vissuto la violenza della prostituzione in Germania è ancora più difficile riuscire ad uscire visto che la società tedesca per effetto della legge regolamentarista considera normale che una donna sia sfruttata in un bordello, la violenza è occultata sotto la formula del “lavoro come un altro”. Per questo quando Huschke decide di uscire dopo 10 anni di violenze  non ha ricevuto nessun aiuto, le è stato risposto che se non le andava più di ‘lavorare’ nel bordello poteva lasciare quel lavoro e fare altro. Ma la banalizzazione, la normalizzazione e l’occultamento della violenza della prostituzione non hanno cancellato i  gravi traumi che le donne sviluppano a causa degli stupri reiterati dei compratori. Huschke e le donne della sua associazione denunciano come le donne prostituite debbano affrontare le conseguenze non solo a breve termine della prostituzione (effetti sulla salute, emarginazione sociale, difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro ecc.), ma anche quelle a lungo termine come la sindrome da stress post-traumatico con l’aggravante che questa violenza non è riconosciuta dalla Germania ridotta a Stato pappone. Quello che conta in un regime misogino patriarcale come quello tedesco è che il business miliardario dello sfruttamento dei corpi delle donne continui a prosperare e che i bisogni dei compratori siano soddisfatti a qualsiasi costo. I cosiddetti gruppi “per i diritti delle sex worker” non offrono alcun sostegno a chi chiede di uscire, ma adesso grazie all’impegno di attiviste sopravvissute come Huschke le donne si stanno organizzando, un numero sempre maggiore prende parola pubblicamente di fronte a media e politici in contesti internazionali e non accettano più di non essere ascoltate.

Sophie è un’artista,  sono suoi i lavori che vedete riprodotti in questo post e annunciano un progetto che abbiamo appena avviato: coinvolgere donne che vogliano ‘parlare’ del corpo prostituito femminile, attraverso i linguaggi dell’arte.  Vogliamo andare oltre il ‘noi e loro’ perché, come ho avuto modo di dire in diverse occasioni, la prostituzione riguarda tutte: chi è dentro e chi è fuori. La figura della prostituita è essenziale  nella rappresentazione patriarcale; attraverso  l’abuso e l’addomesticamento dei corpi, con la loro mercificazione, si annientano i desideri e i pensieri, si colonizza  l’immaginario femminile. Tuttavia, non pensiamo di  cancellare le esperienze, ma vorremmo che fossero  comprese  in una autorappresentazione collettiva: una mostra. Presto vi daremo maggiori informazioni. Pina Nuzzo

 

versione PDF dei disegni per stampa:

Disegnare il dolore

Tu mi uccidi

Prostitution kills

ARTICOLO DI CONDIVISIONE DI RESISTENZA FEMMINISTA

 

Per chi non accede a Facebook, questo è il testo citato dall’amica di Resistenza Femminista:

Autocoscienza e partire da sé.

L’autocoscienza presuppone uno spazio/tempo in cui trovarsi e parlarsi a partire dalla propria esperienza. Come si intuisce è una pratica orizzontale, fluida, condivisa che ha dato i suoi frutti e, se liberamente scelta, può darne ancora. L’autocoscienza non si impone, si sceglie.

Partire da sé è un passaggio ulteriore, vuol dire aver messo distanza tra sé e la propria esperienza per poterla restituire come fatto politico. Per far questo non occorre avere cultura o una particolare preparazione scientifica, occorre guardarsi e avere il coraggio di nominare quello che si è, quello che si vive. Non è facile perché è umana la tentazione di conformarsi con le idee e con la rappresentazione di un gruppo a cui si appartiene o si pensa di appartenere. Ma senza questo atto di responsabilità non c’è politica di donne, tra donne.

E non serve che una sola si esponga raccontandosi, perché, se questo avviene in un contesto di donne abili nell’uso della parola, che fanno riferimento agli studi di genere, quel racconto infragilisce e consuma chi lo fa. E diventa “osceno”.

Un gruppo di donne che voglia agire politicamente deve sentirsi responsabile di ciascuna donna, averne cura. Questo è il presupposto per progettare e fare insieme.

Pina Nuzzo

Gennaio 2017

2 commenti su “disegnare il dolore per guarire dal dolore

  1. Pingback: Disegnare il dolore per guarire dal dolore: l’arte politica di Sophie – Resistenza Femminista

  2. giusi ambrosio
    6 luglio 2019

    Un grande dolore anche leggere il dolore. Un sanguinamento dell’anima che aspira a fuggire, un sanguinamento dell’anima che aspira a resistere e continuare a lottare. Solo insieme nell’ascolto e nel prendersi cura sarà possibile rompere tanta solitudine e emergere dall’annientamento, dall’annullamento che oscura anche il dolore. Grazie a Resistenza Femminista e a Pina Nuzzo che sanno dare voce al segno e al disegno del dolore. Parole per dirlo. Giusi Ambrosio

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 4 luglio 2019 da in donne, prostituzione, tessitura, violenza con tag .

Navigazione

Blog Statistiche

  • 157.228 visite

lascia il tuo indirizzo mail se vuoi sapere quando verrà pubblicato un nuovo post o un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: