laboratorio donnae

Viene prima la Madre.

 

 

di Giusi Ambrosio

Nell’ordine della generazione il rapporto reca in sé una evidente asimmetria tra colui che è pari nella origine biologica e colei che accoglie per nove mesi e nutre in sé la forma vivente che avrà nome di figlio e figlia. Una invidia maschile di tale potenza si è evidenziata nella trasformazione in potere istituendo la patrilinearità e poi anche il patriarcato.

Essere Padre ha recato in sé una grande responsabilità nella accettazione del figlio e della figlia che una donna aveva messo al mondo. Una responsabilità giuridica ove riconosciuta.
Sappiamo che il non riconoscimento da parte del padre biologico ha funzionato come marginalizzazione dei figli e delle figlie e come marchio infamante per le loro madri. Una costrizione alla subalternità che rendeva sottomesse e grate le donne che acquisivano al contrario uno status di madri di figli e figlie legittimi/e. Legittimo e illegittimo una distinzione profonda con grandi effetti morali, sociali, economici, politici. Essere devote e grate a colui che si assumeva il ruolo di padre poneva una base sicura per la disparità tra i generi. Essere figli e figlie di sola madre costituiva un marchio per la vita e una vergogna da cui sarebbe stato difficile liberarsi.

Il cognome del Padre è stato istituito a conferma di un ordine sociale, di una sicurezza materiale, di una condizione della donna come madre in funzione della struttura della famiglia.
Non avere il cognome del padre è stato al contrario l’espressione di un disprezzo per colei che metteva al mondo, che aveva generato nel calore del suo sangue e custodito nella forza della sua anima.

Il nome della Madre non ha rappresentato una condizione felice, non ha rappresentato un orizzonte di rispetto e di amore riconoscente, anzi è stato segnale di negazione, rifiuto, annullamento.

Nella legislazione attuale vi sono ora vari sistemi che in alcuni Stati allargano e includono nella duplicità dei nomi la generazione paritaria. Ma anche questo è un artificio e un inganno.  E’ solo una prepotenza maschile affermare la parità nella generazione e al contrario diviene una conquista femminile il riconoscimento di parità nella generazione. Un capovolgimento della realtà è stato ordine giuridico e aspirazione individuale. Anche nel Parlamento italiano vi sono alcune proposte di legge che con qualche difficoltà cercano di introdurre il principio o la possibilità di trasmissione dei due nomi ai bambini e alle bambine alla nascita o aprire anche alla possibilità di una successiva loro scelta in maggiore età.

Ora mi accorgo di un mio stesso errore nel parlare del nome del padre e/o del nome della madre.
Infatti non di nome si tratta ma di cognome. Ebbene a tutt’oggi il cognome della madre è il cognome di suo padre e di conseguenza la genealogia a rigore di termini diviene doppiamente maschile. Allora se volessimo un vero capovolgimento dovremmo ipotizzare la trasmissione del nome proprio della madre non del suo cognome. Come dire nato da madre, da Giulia, da Maria, da Anna, da Francesca…
Trasformare cioè il nome della madre in cognome del figlio e della figlia.
Come? aggiungerlo semplicemente oppure farlo precedere da un preposizione di o da per indicare una relazione di discendenza. DI (= figlio/a di…) o ancora meglio io credo DA (nome della madre come luogo dell’origine).

Indubbiamente materia complessa ma non pensiamo sia estranea alla costruzione di una identità di genere che nella riconoscenza comprenda il riconoscimento.

 

immagine di Paula Modersohn Becker

5 commenti su “Viene prima la Madre.

  1. Spiral Red Earth
    25 novembre 2019

    Non è affatto estranea, porre la questione è importante. Ne discutevo di recente perché io stessa stavo pensando di aggiungere il cognome derivante dalla famiglia di mia Madre, solo che ho lasciato perdere perché è sempre un cognome maschile.
    Dei cognomi dal punto di vista storico ho scritto qualcosa, è un tema centrale per quel che riguarda la trasmissione della presenza nella società, quindi è giusto indagarlo e approfondirlo.

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  2. Pina Nuzzo
    26 novembre 2019

    In Egitto vige un tabù sociale sul Nome della Madre. Chi nomina quel nome viene preso in giro e paragonato a una donna (massimo insulto in tutti i regimi patriarcali). Così le madri/donne scompaiono insieme al loro nome proprio e diventano anonime, al massimo indicate come “la madre di …Vorrei far notare che il nome della madre scompare anche quando coppie eterosessuali o omosessuali affittano un utero

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  3. Spiral Red Earth
    27 novembre 2019

    Cambiano le facciate ma non il senso profondo che si concretizza attraverso le due pratiche che hai citato, da una parte il nome materno oscurato e svilito (fino a venir cancellato) dall’altro l’utero in affitto che cancella anch’esso la donna come soggetto portatore di diritti e come essere umano nella sua totalità non scindibile, per questo ci scindono, a tutti i livelli.

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  4. giusi ambrosio
    27 novembre 2019

    In molti paesi del Medioriente la donna madre viene nominata come UMM, MADRE DI, indicando con il nome del figlio che ha messo al mondo la sua identità sociale. Ma solo se si tratta di un figlio Maschio, perché mettere al mondo una figlia non comporta una rilevanza sociale, e anche perché in tal modo si evita di richiamare il nome di donna-figlia. Giusi Ambrosio

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    • Spiral Red Earth
      28 novembre 2019

      È una cosa che fa rabbrividire, non lo sapevo, grazie Giusi per questa informazione perché mi permette di collegarla ad altri scenari del mondo e mi permette anche di ragionarci sopra e approfondire la tematica della cancellazione del femminino.

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Questa voce è stata pubblicata il 25 novembre 2019 da in donne, femminismo, generi, violenza con tag .

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