laboratorio donnae

“…nell’arco di 13 lune”

 

Contributo Spiral Red Earth a: il coraggio a cui aspiriamoil mio femminismo è donna e ha il corpo di donna

La donna ha mai avuto potere? Se si, quale potere? Come si è descritto e come si è andato a determinare nella società?

Qualcuna si chiede se ci sia mai stato un tempo del genere, ed è una domanda legittima.

Ogni domanda lo è, la domanda è una scintilla, bisogna vedere dopo che direzione prende la fiamma che da quella scintilla si genera, qualora si generasse… le domande mi piace definirle come le “cucciole della Dea” quindi le trovo sempre importanti.

Partire da se è difficilissimo, immaginarsi un potere femminile lo è altrettanto, il documento di Laboratorio Donnae dove c’è scritto: 

Superare la diffidenza femminile verso il potere, in tutte le sue forme, può essere di contrasto ad un sistema che ci “vulnerabilizza” tanto quanto ci lusinga circa la nostra forza e possibilità di potere: mentre ci dice che possiamo fare, dire, testimoniare, ecc., ci sottrae spazi, ci toglie la parola, non ci crede, ci “rivittimizza”, ci sfrutta, ci umilia, esponendoci alla violenza o alla minaccia reale di essa.

Mi permette di leggermi, di ritrovarmi, e mi ricorda perché ho compreso e auspico il separatismo ma anche perché so che alle volte non basta, mi ricorda anche che le fissità a noi donne non ci hanno mai fatto bene, le radicalità si, perché in queste seconde c’è la Crona che per sua stessa natura incorre in metamorfosi, in cambiamenti, le fissità invece sono una costruzione sociale che fa comodo solo a chi detiene un certo tipo di potere.

In questo concetto viene descritta una tipica dicotomia e prassi del patriarcato, una sottrazione di un potere e una definizione di un potere che ci viene attribuito, ma sempre deciso dal patriarcato, secondo i suoi schemi, secondo le sue modalità, sempre intrise di violenza che sia essa esplicata “solo” verbalmente (quel solo è appositamente tra virgolette visto che le parole scavano solchi interiori) o venga agita fisicamente, economicamente o attraverso lo stigma, la punizione sociale, continuando a dirci quale femminile vada bene per la costruzione sociale che questo regime fornisce, e quale non va bene, ed è un attimo passare dalla loro descrizione di “donna per bene” alla loro descrizione di  “donna per male” anche solo una parola di ribellione basta.

Infatti la distinzione “madonne o puttane” è una costruzione atta a farci permanere in uno stato di subordinazione, hanno costruito la prostituzione (lo stupro a pagamento) e la legalizzazione della maternità e del matrimonio per rafforzare e narrare questi due ruoli affinché non conoscessimo noi stesse e fossimo “eternamente” (religiosamente e laicamente) legate a degli uomini.

Sono ruoli che nascono con i patriarcati entrambi, nei Matriarcati non esiste il matrimonio per come lo si intende nel sistema misogino con annesse regole e non esiste (in nessuna forma) la prostituzione fatta quest’ultima di regole schiaviste.

Sono costruzioni violente verso tutte le donne, identificati questi due ruoli di genere imposti al femminino per quelli che erano e sono, già a partire dagli anni 70, dalle femministe della seconda ondata, solo che oggi una delle due è particolarmente sdoganata, quella dei prostituenti, addirittura viene definita dalle complici e dai complici del sistema prostituente come “potere della donna di prostituirsi, di scegliere”, invece è l’esatto opposto, ho scritto che è terrorismo, per la sua pervasività e per come tale pervasività si esplica, confermo la parola impiegata.

Il porno insegna l’educazione sessuale, educazione non è una bella parola, molte parole sono indoeuropee ed alcune di esse sono davvero pessime, educazione è una di queste per questo la impiego in tale contesto.

Il porno entra in casa, entra potenzialmente in ogni momento della vita visto che viene diffuso largamente ed è accessibile tramite uno smartphone o un tablet, o un pc desktop, in conseguenza di ciò plasma i rapporti tra le mura domestiche e non.

Il porno insegna e illustra/descrive lo stupro, (visto che non c’è consenso in esso, checché ne dicano al riguardo) insegna la violenza, in passato non era avvenuta una cosa del genere a questo livello così drammatico, (anche se l’immagine pornografica era usata anche nel mondo pagano-patriarcale greco e veniva impiegata privatamente tra “artisti” maschi, lo è stata sempre tra loro, il patto maschilista passa anche per tali diffusioni…).

Oggi c’è un altro scenario rispetto a quello degli anni 70, (il metodo con cui vogliono subordinarci e annichilirci cambia ma il fine è sempre quello di sottometterci, lo era negli anni 70, lo era agli inizi del 900, prima ancora, e lo è oggi) e il fatto che ci sia una crisi economica globale del capitale attualmente fa da trampolino per gli interessi dei prostituenti, dei pornografi e di chiunque odi le donne a questo livello.

Le donne che non scelgono la prostituzione si trovano proiettate in un contesto sociale di schiavitù dal quale poi fanno fatica ad uscire, quando e se ne escono si devono ri-trovare anche più di come debba farlo una donna esterna a questo contesto sociale, visto che il porno e la prostituzione hanno lo scopo di cancellare l’umanità delle donne, portano queste ultime a fare uso di sostanze stupefacenti e le portano anche al suicidio, le portano sempre a svilire loro stesse e a disconoscere totalmente la loro sessualità.

Oggi “mainstream” porno e prostituzione ci vengono presentati come opzione e scelta per cui ci riguardano tutte, ogni schiavitù è insopportabile, per cui non si fatica a comprendere (se si decide di vedere per quello che è realmente tale fenomeno sociale!) le ragioni del tasso di mortalità in giovane età delle donne interne al contesto prostituente e pornizzante, anche per questa ragione bisogna tener conto di questo passaggio culturale paradigmatico che (mi ripeto) entra in casa.

E se prostituzione, quindi stupro pagato per togliere alla donna il consenso, e porno insegnano la sessualità, ci viene consegnato un modello di spregio del femminile che si riversa in qualunque altra relazione, che sia essa interna a questi mondi o esterna ad essi, ecco perché ci riguarda tutte il tema perché va a definire quello che il patriarca si aspetta che la donna debba fare, con conseguenti problemi psichici, fisici ed economici che tale violenta pretesa da parte maschile comporta e che associata alla sessualizzazione precoce delle bambine va a sdoganare anche la pedofilia, altro tema sul quale tutte dovremo aprire conflitti, perché è vero (e anche questo è stato scritto nel documento) che non aprire conflitti è un nostro fallimento.

L’esposizione alla violenza si profila come una costante nella vita di una donna, sin da quando è bambina, (nei Matriarcati le bambine erano la reincarnazione delle anziane defunte, e quindi essendo considerate doppiamente sacre erano anche inviolabili, ancora a dire che il patriarcato può essere definita civiltà?… è una domanda retorica la mia), cambiano le forme che questa violenza assume, cambiano i modi con cui viene veicolata, ma questa caratterizza i patriarcati, è la base degli stessi, non a caso sono state definite come società basate sulla guerra, quelle patriarcali, non sul conflitto, il conflitto lascia margini e spazi la guerra no, infatti in tale ottica ci viene insegnato ad aspettarcela nel sempre in ogni tempo, spazio e luogo, in una dimensione totalizzante, come si fa a riconoscere un femminile potente in questo stato di cose?

In questa “dimensione del sempre”?

Chi è uscita da contesti che la identificavano e ci identificano tutte a suo/nostro spregio ha tracciato delle strade che ci ispirano tutte.

Smantellando la struttura, a piccoli passi, ognuna con i suoi modi ed i suoi tempi, se penso a questi passi, mi viene da riflettere sullo strisciare, penso al movimento del serpente, non lo nego, che a seconda delle vicissitudini nelle quali si trova, si muove lento o scatta, alle volte alzandosi e osservando in modo diretto.

Non a caso Medusa pietrificava col suo sguardo, ricordandoci la Crona, che associa tempo e modalità sapendo quando pietrificare sebbene la narrazione di questa Dea sia stata alterata sempre dalle pretese di chi non vuole rinunciare al suo di potere, va riscritta anche la storia, e chi meglio di noi donne classe sessuale subordinata può avere questo compito? Anche per tornare al potere e ad una riappropriazione dello stesso, un potere che non abbia e di fatto non ha avuto ne ha nulla a che fare con quello patriarcale e che lo rigetti nella sua totalità.

Come si fa a pensare la generazione come un potere del femminile quando il frutto di questa incubazione ctonia viene usato contro di noi? Come ricatto contro di noi. Comprendo le donne che hanno scelto di non riprodursi, come comprendo quelle che volevano fare una scelta che andasse oltre le imposizioni sociali, capisco quelle che hanno fatto figlie-i dopo anni passati nella pressione di farli, e riprodursi in riferimento alle donne lo scrivo per via di quel cromosoma X che va oltre la biologia anche, ma che ci ricorda la sua presenza, la presenza femminea è in tutte e tutti, e del quale spesso ci dimentichiamo oberate mentalmente come siamo dal concetto del mondo che “ha prevalso in cinquemila anni di sperma” come giustamente ci ricorda Rosanna Fiocchetto nello scritto: Fenomenologia e pratica della rabbia – Amazzoni di ieri e di oggi 4° Convegno internazionale di Studi lesbici.

Io sento l’urgenza di riannodare fili, di ri-tornare a tessere trame collettivamente, con altre donne, come Ragne Parthenos, ripartendo da noi perché quei 5000 anni pesano come macigni su ogni fibra del nostro corpo e della nostra Anima, delle nostre menti, dei nostri pensieri.

Il femminismo degli anni 70 mi ha fornito dei tasselli per iniziare questo percorso, che durerà tutta la vita, perché il femminismo stesso è mutevole, se non lo fosse sarebbe come il patriarcato quindi non sarebbe femminismo.

Il femminismo mi ha permesso di guardarmi, mi ha insegnato a ripartire da me, ed è un Dono questo, questo si! quello che ho visto della costruzione sociale di me non mi è piaciuto, ma mi ha posto la questione dirimente di doverci lavorare sopra lavorando su di me, e questo lo trovo stimolante, oltre che Vivo, cosa che considero un percorso.

Alcune altre cose invece mi sono piaciute e le cose che mi sono piaciute derivavano da altre donne, mai dal patriarcato, mi sono accorta (grazie al femminismo) che ho avuto la fortuna di avere la presenza e la vicinanza di due autorità femminili, non autoritarie, ma di potere, di quel potere che ha a che fare con i Matriarcati, ed ho capito che queste due donne hanno preservato in parte pur nella contraddizione della socializzazione patriarcale che loro stesse hanno subito, un potere che è Atavico, ed è molto naturale nel suo essere tale, per questo non può essere naturalizzato, proprio perché naturale.

Quell’autorità è necessaria ed è anche una Medicina per i filamenti della storia personale e collettiva del femminino, ripeto, io sono stata fortunata perché assieme alla Crea-Ti-Vita e al femminismo queste due figure femminili autorevoli mi hanno aiutata notevolmente in diversi frangenti della mia vita, e questo scenario mi ha fatto capire che il femminile riunito ha un potenziale enorme.

Ogni donna che decide di immaginare, pensare, costruire e ri-scoprire il potere femminile, in se stessa fuori dalle narrazioni che ci “spacciano” come verità da quando nasciamo e fino alla fine dei nostri giorni, all’inizio di questa strada si trova al buio, per cui deve cercare, diventa una cercatora, cercatrice è un inflazione che non amo particolarmente, cercatora non ci lega al maschile, cercatrice lo fa, lo dice anche l’Accademia della Crusca!

È disarmante trovarsi al buio senza riferimenti, o senza pensare di averne, e a quel punto l’immaginazione assieme ad altre caratteristiche, altre volontà e un altro approccio al sentire che può diventare guida aiutano, anche a dipingere mentalmente i profili del potere femminile, che c’è stato, io lo vedo nelle figure di donne del paleolitico, fuse con altri animali ma anche singole nel loro corpo che genera l’esistenza del mondo.

Un materno completamente distante da quello che ci propinano, (l’averlo descritto come “dono per altri” mi fa rabbrividire, anche solo pensare che il mio corpo o il corpo di qualunque altra donna faccia crescere in se una vita per poi darla in mano a chi non l’ha nutrita e cresciuta all’interno di se per 9 mesi mi sconvolge, e neanche regge come narrazione, se fosse solo per “dono” non si chiederebbe una legge al riguardo) in una costante narrazione sacrificale per la donna, quando la gestazione immagino dovrebbe essere un momento trasformativo rilevante da vivere appieno dell’esperienza che ne deriva nella sua mutevolezza.

La nostra interezza a prescindere dal se decidiamo di diventare Madri di figlie e figli la dobbiamo ricostruire, ed è vero che è lì il senso del sacro, ce lo suggeriscono quelle statuine, raffinate e preziosissime per il nostro inconscio che ne riceve l’energia a distanza di millenni, ce lo ricordano, come ci ricordano che il materno non è stato sempre questo che viviamo come ricatto oggi, e si va recuperato quel materno osservando la natura, come in natura si comportano le Madri non socializzate ad una cultura che fagocita se stessa e consegna dolore come non dovesse esserci un domani.

Un materno come la stessa Terra si comporta Ciclicamente, facendo nascere e morire per poi rigenerare in modo partenogenetico da se stessa la vita nuova nell’arco di 13 lune.

Va recuperata e riattivata la dimensione spirituale femminile, oscurata in anni di religioni patriarcali.

Il conscio senza l’inconscio è orfano, cerca la parte mancante anche se l’inconscio continua a parlare, si muove, per questo occorre immergersi in esso, dolorosamente noi donne procediamo a passi lenti in quell’antro, ed è ovvio, ovunque ci giriamo, in ogni tempo che prendiamo in considerazione leggiamo esclusione nei nostri riguardi, esclusione che anticipa violenze, che tornano e spesso definiscono le immagini che nella notte il sogno ci porta a coscienza, facendoci svegliare turbate e turbate è dire poco.

Riprendere i fili di una narrazione che ci vede subordinate è anche un esercizio spirituale, anche per questo ho voluto sostenere il documento: Il coraggio a cui Aspiriamo.

Crea-Ti-Vita (senza accento) e Immaginazione: espressione femminea

Su questo tema necessito di un paragrafo.

L’immaginazione ha un suo peso specifico e può diventare anche una forma di comunicazione, quella artistica, che chiamo da quando ho conosciuto gli studi e le teorie di Marija Gimbutas e analizzato la parola arte: Crea-Ti-Vita.

Il linguaggio immaginativo era tipico dei Matriarcati. Ed era un linguaggio per nulla perentorio come alle volte invece lo diventano le parole, e di questa perentorietà noi donne ne subiamo i frutti malati e per nulla commestibili ogni giorno, più volte al giorno.

Il recupero di trame per me deve passare anche da un altro approccio, quello immaginativo che ognuna possa coltivare nella sua libertà espressiva come meglio sente aderire al suo se intimo, io ho trovato l’arte e solo in seguito la scrittura ma so benissimo che queste non hanno carattere di esclusività.

Valgono per me, si adattano a me.

L’immaginazione infatti non ha un carattere “proprietario” sebbene attraverso l’arte maschile ce l’abbiano fatto credere ed interpretare come tale spesso e poco volentieri e non solo attraverso l’arte, il sistema a classi che si esprimono in ogni contesto compreso quello dei sessi ci ricorda sempre che la proprietà è qualcosa di costruito a nostro svantaggio, noi stesse siamo pensate come proprietà nel patriarcato, anche la Terra viene pensata così e quindi viene usata in conseguenza di come viene pensata.

Il sacro passa anche attraverso l’immaginazione di altri modi, di altri linguaggi, di altre forme per descriversi e descrivere.

Forse sembrerà un idea peregrina, non so, ma da qualche tempo penso all’atto di dare forma ad un idea, ma ancor prima a delle emozioni, come ad un atto partenogenetico perché avviene dentro di noi la creazione dell’immagine, della poesia, e di altre forme espressive, e da noi sole emergono, è una forma di Maternità anche questa, penso.

Usando il corpo vivo della Terra il sistema a gerarchie, ha violentato simbolicamente e non solo vista la correlazione che c’è tra alimentazione, sviluppo, crescita e malattia, anche le donne, questo è stato fatto dal passaggio dai Matriarcati ai patriarcati, e ancora permane questo stato di cose.

Riprendere trame interrotte assume una rilevanza politica non solo simbolica quindi.

 

in immagine: “Schemi” 2002

Un commento su ““…nell’arco di 13 lune”

  1. laboratorio donnae
    10 marzo 2020

    Questo è il primo contributo al nostro documento, introduce molti elementi utili alla discussione, grazie Spiral Red Earth. A presto, Pina Nuzzo

    "Mi piace"

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Questa voce è stata pubblicata il 10 marzo 2020 da in il coraggio a cui aspiriamo, tessitura con tag , .

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