laboratorio donnae

donne nell’ombra

di Pina Nuzzo

Organizzare l’agenda familiare è un’attività che le donne conoscono bene, soprattutto se hanno un impegno di lavoro.  Ma stare a casa, solo a casa e con tutta la famiglia, significa  elargire un po’ più di cura ai conviventi e sostenere un carico maggiore per la manutenzione degli spazi e delle funzioni primarie. Certo ci sono compagni attenti, mariti che condividono  fatiche e  responsabilità, ma nessuno sarà mai all’altezza di quelle donne che sono quasi un prolungamento di noi e senza le quali la nostra emancipazione sarebbe insostenibile e la nostra libertà molto più limitata: colf e badanti.

Donne che hanno lasciato i figli, affetti e  case per cercare una vita migliore e si sono dovute adattare alle nostre richieste, spesso pretese. Ma è solo grazie a loro, quando non ci sono i nonni, che abbiamo potuto far fronte a tempi di lavoro che non tengono conto dei tempi della vita e alla mancanza di strutture – di un welfare –  che permettano a una donna di vivere serenamente la maternità.

Abbiamo sempre saputo che senza le donne venute da lontano, in molti casi, non avremmo saputo come gestire gli anziani. E forse non avremmo avuto neanche il tempo necessario per il parrucchiere o per un caffè con le amiche. Lo sappiamo ancor di più, in questo momento terribile, con la responsabilità della casa e la cura dei rapporti familiari  sulle nostre spalle.

Ma loro, adesso, dove sono?  Come vivono? Che fine hanno fatto?

Il decreto ‘cura Italia’, il provvedimento che ha esteso la cassa integrazione in deroga a tutti in uno specifico comma – il 2 dell’articolo 22 – dice che “sono esclusi i datori di lavoro domestico”.  Quindi colf e badanti finiscono nell’ombra e viene il sospetto che per queste lavoratrici, proprio perché straniere, ci sia meno attenzione e che il problema  si risolve nel solito modo, come ha scritto Tito Boeri, “cioè puntando una volta di più sull’assistenza informale delle famiglie. E più nello specifico delle donne, sulle quali nella maggioranza dei casi ricade questo tipo di impegno, fondamentale ma mai considerato come tale”.

E’ vero, il Paese intero è  confinato in casa in questo momento, ma c’è chi è ai confini della società e tra questi tante donne, tante colf e badanti. Anche di questo dobbiamo parlare, scrivere visto che non possiamo agire fisicamente, dobbiamo fare in modo che  siano riconosciuti i loro diritti perché, quando  sarà finita, saremo necessarie le une alle altre per un ritorno a una nuova normalità. A una quotidianità sostenibile.

 

scultura dell’artista argentina Cecilia Herrero Laffin

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Questa voce è stata pubblicata il 11 aprile 2020 da in conosciamoci, diritti, donne con tag , , , .

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