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ddl Zan, articoli, emendamenti, parliamone

Con il comunicato che segue ARCILESBICA-EQUALITY CHIEDONO MODIFICHE A DDL ZAN. Gli emendamenti proposti rispondono alle mie aspettative e all’Appello che ho firmato. Pubblico gli articoli in modo che si possano valutare, confrontare e discutere.

(ANSA) – ROMA, 22 APR – «Il dibattito che finalmente si è aperto nei gruppi parlamentari del Senato sul ddl contro l’omotransfobia – dichiarano Cristina Gramolini, presidente di ArciLesbica e Aurelio Mancuso, presidente Equality Italia – è merito della spinta prodotta che centinaia di donne e uomini che si riconoscono nel centro sinistra, di associazioni femminili e femministe, di persone che hanno responsabilità nelle istituzioni locali e regionali, che si sono espresse pubblicamente con documenti ed appelli». «Come nostro ulteriore contributo – spiegano Gramolini e Mancuso – abbiamo inviato alle senatrici e senatori del centro sinistra degli emendamenti essenziali affinché il testo sia realmente efficace rispetto al contrasto di ogni forma di discriminazione nei confronti delle persone lesbiche, gay, trans». La proposta emendativa parte dall’articolo 1 del disegno di legge, proponendone una completa revisione, precisando meglio dal punto di vista giuridico la nozione di sesso, cancellando i termini «genere» e «identità di genere» e sostituendoli con «stereotipi di genere» e «transessualità». «I due esponenti della comunità lgbt indicano come necessaria la completa riscrittura dell’articolo 4, adottando la formula inserita nel parere della Commissione Affari Costituzionali della Camera, che non era stato assunto dal relatore; si estende la tutela della libertà di espressione alla critica della maternità surrogata, specificando che non sia transfobico definire femmine le donne e le madri». «Infine – la presidente di ArciLesbica e il presidente di Equality Italia chiedono una integrazione all’articolo 7 atta a vietare la partecipazione a progetti e interventi nelle scuole alle associazioni che propagandano la maternità surrogata».

Queste le proposte emendative inviate alle senatrici e ai senatori del centro sinistra, predisposti da Cristina Gramolini, presidente ArciLesbica e Aurelio Mancuso, presidente Equality Italia

In rosso gli articoli del ddl Zan, in blu gli emendamenti proposti

Articolo 1 (TESTO IN DISCUSSIONE)

(Definizioni)

Ai fini della presente legge:

Per sesso si intende il sesso biologico o anagrafico;

Per genere si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso;

Per orientamento sessuale si intende l’attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambe i sessi;

Per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione.

Articolo 1 (NOSTRO EMENDAMENTO)

(Definizioni)

1. Ai fini della presente legge:

a) Per sesso si intendono l’insieme dei caratteri anatomici e fisiologici che contraddistinguono i maschi e le femmine della stessa specie. Il sesso anagrafico può non corrispondere al sesso biologico nei casi di rettificazioni dell’attribuzione anagrafica come previsto nella legge 164/82 e successive sentenze della Corte Costituzionale;

b) per stereotipi di genere ci si riferisce a ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti che la società considera appropriati per donne e uomini;

c) Per orientamento sessuale si intende l’attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambe i sessi;

d) per transessualità così come stabilito dalla legge 164/82 e successive sentenze della Corte Costituzionale

Articolo 4 (TESTO IN DISCUSSIONE)

(Pluralismo delle idee libertà delle scelte)

Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti

Articolo 4 (NOSTRO EMENDAMENTO)

(Pluralismo delle idee libertà delle scelte)

Non costituiscono istigazione alla discriminazione la libera espressione delle idee o la manifestazione di convincimenti o di opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, nonché le condotte legittime riconducibili alla libertà delle scelte, purché non istighino all’odio o alla violenza, ossia non presentino un nesso con atti gravi, concreti ed attuali.

Non costituisce discriminazione omofobica la critica alla surrogazione di maternità e il tener fermo quanto previsto dall’articolo 12, comma 6, della legge 40/2004 (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita) e successive modifiche, ad esempio non concedendo contributi ad associazioni, anche se regolarmente iscritte nei registri previsti dalla normativa vigente, che nello svolgimento delle proprie attività promuovono la surrogazione di maternità.

Utilizzare il termine donna e madre per riferirsi a femmine umane adulte non costituisce discriminazione transfobica.

Costituisce discriminazione misogina riferirsi alla donna utilizzando un linguaggio reificante rispetto al corpo, parti del corpo e funzioni del corpo femminile.

Articolo 7 (NOSTRO EMENDAMENTO AGGIUNTIVO)

(Istituzione della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia la transofobia)

(…)

Dopo il comma 3

4 . Fermo restando quanto previsto all’articolo 12, comma 6, della legge 19 febbraio 2004, n. 40 (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita) è fatto divieto qualsiasi coinvolgimento organizzativo e contributo finanziario alle associazioni, anche se accreditate Unar, che nello svolgimento delle proprie attività realizzano, organizzano o pubblicizzano la surrogazione di maternità

Concludo con un comunicato firmato da una rete di associazioni e collettivi di femministe, anche da me, il primo luglio 2020, per dire che non ci siamo svegliate ieri e che non era nelle nostre intenzioni bloccare in Senato il ddl, anzi avremmo voluto essere ascoltate nella fase di discussione in Commissione Giustizia alla Camera dei Deputati.

Chiedevamo al relatore on. Zan: perché vuole usare l’espressione identità di genere invece che transessualità?

“Scrivere “identità di genere” infatti permette a chiunque di autocertificarsi con un sesso diverso da quello con cui è nato. Un uomo può dichiararsi donna, una donna può dichiararsi uomo, a prescindere dalla realtà del corpo. L’inafferrabile concetto di “identità di genere” ha creato scontri e ingiustizie ai danni delle donne in Inghilterra e negli USA (i casi più noti quelli di J. K. Rowling e Martina Navratilova) e non vogliamo che accada anche qui.

Vogliamo una legge contro l’omo-lesbo-transfobia che non limiti gli spazi delle donne come quote, sport femminili, indagini statistiche, centri antiviolenza e relativi finanziamenti. L’esistenza di questi spazi, conquistati a caro prezzo dentro e fuori il Parlamento, non può essere considerata discriminante nei confronti delle persone transgender.

L’espressione identità di genere danneggia i diritti delle donne: è un fatto dimostrato, non un timore

Se è vero che la sua legge vuole anche andare contro la misoginia, scriva transessualità invece di “identità di genere”: in questo modo i diritti delle persone transessuali saranno garantiti ma non l’autocertificazione di sesso, contraria ai diritti delle donne. Non si affermano nuovi diritti riducendo quelli delle donne, metà del genere umano.”

Questi sono i passaggi essenziali, parliamone, Pina Nuzzo

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Questa voce è stata pubblicata il 22 aprile 2021 da in donne con tag .

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