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Art. 57

Maria Cristina Rizzo

Art. 57.
È un articolo lungo, composto da più commi.
Complicato confrontare gli interi due testi.
Lo farò per ogni comma.

Primo comma vigente: “Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero.”

Primo comma modificato: “Il Senato della Repubblica è composto da novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica.
I Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori fra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, fra i sindaci dei comuni dei rispettivi territori”

Commento: Il numero dei senatori passa quindi da 315 a 100 ma non saranno eletti dai cittadini bensì dai Consigli Regionali.
Mi spiace come cittadina di essere privata del diritto di votare direttamente i senatori. Forse avrei preferito la definitiva abolizione del Senato.
Se cerco di vedere il lato buono di questa previsione mi costringo a pensare che in fondo i 95 senatori (perché 5 senatori li elegge il Presidente della Repubblica che, a differenza di quello che è accaduto sinora, non saranno senatori a vita ma rimarranno in carica sino a che dura il mandato presidenziale) saranno eletti dai Consigli Regionali che, a loro volta, sono stati eletti da noi cittadini.
Ai Consigli Regionali, quindi, oltre ad amministrare la Regione, deleghiamo anche il potere di eleggere i senatori. Una forma di doppia democrazia indiretta.
Con quali modalità e con quali regole i Consigli Regionali eleggeranno i senatori lo stabilirà una successiva legge ordinaria.
Quello che mi prefiguro accada è che i diversi partiti o movimenti presenti nei consigli regionali di fatto scelgano chi far diventare senatore secondo logiche di appartenenza.
Non è il massimo della democrazia.
Purtroppo però è quello che accade da anni con l’attuale legge elettorale. Abbiamo da molti anni un parlamento di “nominati” perché come sappiamo si viene eletti deputati o senatori a seconda della posizione numerica occupata nelle liste. E le liste le fanno i capipartito che sinora hanno scelto chi mandare in parlamento. Non sempre per competenza; spesso perché obbedienti al capo.
Il perpetuarsi di questo scenario non mi alletta.

E mi fermo qui, stasera, perché la stanchezza di questo giorno è tanta

continua…

Secondo comma vigente: “Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero.
Questo comma è stato ovviamente abrogato dalla riforma costituzionale poiché il numero dei senatori nella misura di 100 è stato stabilito nel primo comma dell’art. 57.

Terzo  comma vigente: “Nessuna Regione può avere un numero
di senatori inferiore a sette; il Molise ne ha due, la Valle d’Aosta uno”.
Terzo comma modificato: “Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a due; ciascuna delle Province autonome di Trento e di Bolzano ne ha due”.
La modifica è una conseguenza della riduzione del numero dei senatori.

Quarto comma vigente: “La ripartizione dei seggi fra le Regioni,
fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero , previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti”.
Quarto comma modificato: ” La ripartizione dei seggi tra le Regioni si effettua, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, in proporzione alla loro popolazione, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.
La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge di cui al
sesto comma.
Con legge approvata da entrambe le Camere sono regolate le modalità di attribuzione dei seggi e di elezione dei
membri del Senato della Repubblica tra i consiglieri e i sindaci, nonché quelle per la loro sostituzione, in caso
di cessazione dalla carica elettiva”

Questo è un comma importante poiché disciplina quanto dureranno in carica i nuovi senatori e rimanda ad una legge che dovranno approvare entrambe le camere (quindi anche il nuovo Senato) per la disciplina delle modalità di attribuzione dei seggi e per l’elezione dei senatori.

Il mio pensiero: E’ regola generale che un amministratore locale (sindaco, consigliere, presidente) che, in virtù della carica elettiva ricoperta, venga poi eletto in altro organismo rappresentativo decada dalla carica quando cessa dalla carica elettiva principale perché perde il requisito per farne parte.
Faccio un esempio personale. Sono stata componente del direttivo di Anci Puglia e poi anche vicepresidente per cinque anni perché prima sindaco e poi consigliere del mio comune. Nel 2015 non mi sono più candidata come consigliere comunale e, scaduto il mandato, sono cessata dalla carica di vicepresidente perché non avevo più i requisiti per ricoprire l’incarico.
Al nuovo senato, inteso come diretta promanazione degli enti territoriali (nello specifico dei Consigli Regionali) si applicano le stesse regole.
Ritengo sia giusto perché la legittimazione ad essere senatore deriva dall’essere originariamente sindaco o consigliere regionale.
E’ in linea con i principi costituzionali poi la previsione che le modalità di elezione e di attribuzione dei seggi per i senatori siano rimandati ad una legge ordinaria che deve essere approvata da entrambe le camere. Questo è uno dei casi in cui il nuovo Senato conserva la funzione legislativa.

Restano ferme tutte le mie perplessità per il primo comma dell’articolo ma questa parte può andar bene.

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