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Art. 66, Art. 67, Art. 69

Maria Cristina Rizzo

Stasera affronto tre articoli “semplici” che non stravolgono le previsioni vigenti.

Art. 66 testo vigente: “Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità”

Art. 66 testo riformato:
1° comma “Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità ” IDENTICO
2° comma: “Il Senato della Repubblica prende atto della cessazione dalla carica elettiva regionale o locale e della conseguente decadenza da senatore”. AGGIUNTO.

COMMENTO: è stato aggiunto il 2° comma poiché i nuovi Senatori, essendo consiglieri regionali o sindaci, cessano di essere senatori quando non sono più consiglieri regionali o sindaci. Quando ciò accade il nuovo Senato dovrà prendere atto della loro cessazione.
E’ un articolo-conseguenza, nel senso che si è reso necessario stante la nuova formazione del Senato.

Art. 67 testo vigente: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.”

Art. 67 riformato: “I membri del Parlamento esercitano le loro funzioni senza vincolo di mandato”

COMMENTO: Ad una prima lettura sembrerebbe che sia stata eliminata la previsione che ogni parlamentare rappresenta la Nazione.
In realtà non è proprio così.
La rappresentanza della Nazione non è più riconosciuta ai senatori mentre per i deputati la previsione è stata inserita nel terzo comma dell’art. 55 dove si legge: “Ciascun membro della Camera dei deputati rappresenta la Nazione”.
Questa norma è una conseguenza del superamento del bicameralismo perfetto.
Se si vuole che il Senato resti com’è ovviamente questo articolo non va bene.
Se invece si preferisce che il Senato non abbia gli identici poteri e funzioni della Camera dei Deputati questo articolo va bene.

Art. 69 testo vigente: “I membri del Parlamento ricevono una indennità stabilita dalla legge.”

Art. 69 riformato: “I membri della Camera dei deputati ricevono una indennità stabilita dalla legge”.

COMMENTO: anche questo è un articolo-conseguenza.
Il nuovi senatori non riceveranno alcuna indennità poiché contineranno a riceverle dagli Enti di provenienza.
E’ corretto quindi che l’articolo preveda l’indennità solo per i membri della Camera dei Deputati.
La mancata indennità per 315 senatori è un risparmio certo dei costi della politica. Praticamente 1/3 in meno dei costi complessivi.
E’ vero però che il Senato continuerà ad esistere e che anche se si risparmia sugli stipendi dei senatori, continueranno a doversi sostenere i costi per il funzionamento del Senato.
Anche questi costi, però, non saranno gli stessi di prima.
Attualmente tutte le spese di funzionamento del Senato sono calibrate sulle attività di 315 senatori; con la nuova riforma saranno proporzionate alle attività di 100 senatori.Inevitabilmente anche i costi per il funzionamento del Senato saranno considerevolmente ridotti.
L’abolizione del Senato, poi, non comporta solo il risparmio dei 315 stipendi dei senatori in carica ma di tutte le ricche pensioni che i senatori maturerebbero, ivi comprese le pensioni di reversibilità, come accade oggi.
Il risparmio quindi, a mio avviso, è decisamente consistente.

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