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Art. 71

Maria Cristina Rizzo

art. 71 testo vigente:
1° comma: L’iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale.
2° comma: Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli”

art. 71 modificato:
1° comma: L’iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale. (IDENTICO)

2° comma: Il Senato della Repubblica può, con deliberazione adottata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, richiedere alla Camera dei deputati di procedere all’esame di un disegno di legge. In tal caso, la Camera dei deputati procede all’esame e si pronuncia entro il termine di sei mesi dalla data della deliberazione del Senato della Repubblica.(AGGIUNTO)

3° comma: Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno centocinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.
La discussione e la deliberazione conclusiva sulle proposte di legge d’iniziativa popolare sono garantite nei tempi, nelle forme e
nei limiti stabiliti dai regolamenti parlamentari. (MODIFICATO ex comma 2)

4° comma: Al fine di favorire la partecipazione dei cittadini alla determinazione delle politiche pubbliche, la legge costituzionale stabilisce condizioni ed effetti di referendum popolari propositivi e d’indirizzo, nonché di altre forme di consultazione, anche delle formazioni sociali. Con legge approvata da entrambe le Camere sono disposte le
modalità di attuazione. (AGGIUNTO).

Commento:
– Per le materie per le quali la funzione legislativa non è esercitata collettivamente dalle due Camere (le abbiamo viste ieri esaminando l’art. 70) il Senato avrà comunque diritto di iniziativa ed avrà il potere di formulare proposte di legge alla Camera. Non potranno farlo però i singoli senatori ma la maggioranza assoluta del Senato.
Su questa proposta la Camera ha il dovere di pronunciarsi entro sei mesi.
Il Senato può quindi essere di grande pungolo per la Camera su tutte le materie per le quali la funzione legislativa è solo della Camera e la cosa importante è che la Camera non può fare “orecchio da mercante” ed ha tempo di soli sei mesi per pronunciarsi.
– il 3° comma mi piace particolarmente, perché se è vero che da un lato il numero di firme per una proposta di iniziativa da parte degli elettori aumenta (da 50 a 150mila), dall’altro i regolamenti delle due Camere dovranno assicurare che vengano discusse e votate.
Mi piace perché ho esperienza diretta di una proposta di legge di iniziativa popolare.
Tra il 2006 e il 2007 l’Udi, con presidente Pina Nuzzo, ha promosso la campagna “50E50 …ovunque si decide!” raccogliendo le firme per presentare in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare “Norme di democrazia paritaria nelle assemblee elettive”.  Ho contribuito alla stesura della proposta di legge che ha visto come prima madre Milena A. Carone
Nel novembre 2007 abbiamo depositato la proposta, sostenuta da oltre 120.000 firme raccolte in tutta Italia (70.000 in più rispetto alle 50.000 richieste!), al Senato. Scegliemmo il Senato e non la Camera dei Deputati perché sapevamo che al Senato “almeno” l’avrebbero portata in Commissione Affari Costituzionali.
Il 10 Giugno 2009 in effetti siamo state ricevute in Commissione Affari Costituzionali per illustrare la nostra proposta.
Con noi c’era Grillo che pure illustrava un’altra proposta di legge.
Ma non vi è stato alcun seguito poiché nessuna delle due Camere è obbligata, secondo i regolamenti vigenti, a discutere e votare le proposte di legge d’iniziativa popolare. Ragione per la quale presso i due rami del Parlamento giacciono tante proposte di legge di iniziativa popolare non esaminate.
Il 4° comma introduce l’istituto del referendum propositivo e di indirizzo. La nostra Costituzione ad oggi prevede solo il referendum abrogativo di una legge.
La riforma introduce però solo il principio poiché la concreta istituzione di questi due ultimi tipi di referendum è rinviata ad una successiva legge costituzionale

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