laboratorio donnae

la violenza dell’amore smarrito

julie speed   The World On Fire 1997Parto dalla presentazione. Sono una ex-ragazza del ’68, movimento  antiautoritario e antimperialista, approdata alla politica tramite il riconoscimento delle ragioni degli umili, vedi movimento operaio e  contadino che aveva una qualche possibilità di esprimersi nella visione riformatrice del PCI. Ho ritenuto di poter anche coniugare con le istanze dell’egualitarismo sociale quelle della differenza di genere e ho percorso la storia del femminismo traendone orientamenti nel pensiero, nell’elaborazione teorica, nelle stessa modalità di stare al mondo. Ho insegnato Storia e Filosofia nei Licei in lunghi tempi di evoluzione dei saperi e delle pratiche della didattica. Ho avuto quasi sempre l’opportunità di collaborare con docenti di sicura preparazione e forte senso del dovere e del valore della funzione docente.
Prevalentemente donne con un bagaglio di relazioni e di saperi che davano un senso profondo all’essere insieme Corpo Docente. Una definizione che apre a una visione dell’interezza dell’insegnamento-apprendimento. Ebbene sì, tramite l’insegnamento abbiamo ritenuto di dare un grande contributo alla società e a una visione del mondo generosa e consapevole. Volevamo fare la rivoluzione? Intanto accadeva di tutto nel nostro paese e nel mondo. Le guerre di aggressione sono state definite lotta per la democrazia, il ripudio della guerra è stato trasfigurato nelle missioni umanitarie, il reddito da lavoro in assistenza e sussistenza, la libertà sessuale in consumismo tra repressione e mercificazione, ecc.,ecc…

Anche le vite di docenti e studenti/esse sempre più esposte all’incertezza, al precariato nel presente e forse nel futuro. Un insieme di problemi accumulati almeno in un decennio. E spesso insieme ad altre ormai tutte vecchie docenti in pensione abbiamo pensato di scrivere, forse  di dover scrivere una Lettera da una professoressa, e sembra passato un secolo da Lettera a una professoressa della Scuola di Barbiana condotta da don Milani! Ora ci troviamo dinanzi a forti proteste nei  confronti di un disegno di
legge per la Riforma della Scuola e come spesso accade non si ritiene che per criticare sia necessario prima leggerlo e confrontarlo con la situazione esistente, da cui non si può prescindere. Ma al di là delle critiche e delle opposizioni per poter migliorare un testo e una situazione data, ciò che mi colpisce è  la modalità espressiva in cui la lotta si manifesta e si rappresenta. Mi pare che ci sia altro e che vada ben oltre l’argomento specifico.

Sento una conflittualità troppo spinta e che forse vuole rappresentare i protagonismi di alcuni per ostilità al governo che dopo tanti anni ha comunque ritenuto di dover porre la scuola al Centro della politica italiana. Certamente ha bisogno di proposte per migliorare ma non di violenza per deprimere. Certamente se abbiamo una visione laica non possiamo pretendere miracoli. Mi pare di trovarmi dinanzi a forme di lotte che sono il contrario della costruttività e dell’amore sempre necessari per dare vita al nuovo.

Un vuoto d’amore, un amore disperato.

Giusi Ambrosio

immagine di Julie Speed, The World On Fire 1997

3 commenti su “la violenza dell’amore smarrito

  1. Maddalena Rufo
    20 maggio 2015

    Sono un insegnante, ho letto con molto interesse ciò che ha scritto e mi stupisce l’affermazione che per prendere posizione bisogna averlo letto il DDL facendo intendere che chi protesta non lo abbia fatto. Poca stima verso i docenti, senz’altro motivata per alcuni ma non per altri, cui ha fatto riferimento lei stessa. Io insegno in un istituto tecnico della periferia est di Roma e continuo a tentare, perché di tentativo quotidiano si tratta, “di dare un grande contributo alla società e a una visione del mondo generosa e consapevole”. Ciò comporta una profonda coscienza civile e una passione umana e una fatica non indifferente soprattutto perché si svolge in un “contesto” particolare e per niente funzionale all’obiettivo, ancora suona la campanella in barba a qualsiasi teoria dell’apprendimento e metodologia didattica a cui si voglia fare riferimento.
    L’esistente va riformato, certo, ma non ricacciandoci indietro all’800 con un modello organizzativo verticale, con un preside capo e manager indiscusso. Tutte le teorie dell’organizzazione del XXI sono basate su modelli organizzativi orizzontali a rete condivisi e partecipativi.
    Che dire poi dell’utilizzazione degli insegnanti nelle diverse scuole del circondario a coprire le assenze, annullando in un sol colpo la peculiarità di un lavoro che è fatto soprattutto di relazione, lo studente non è il cliente!
    La demagogia sul merito, altra chicca. Si prescinda dalla peculiarità della professione docente il cui risultato in termini di efficacia del processo di insegnamento/apprendimento è frutto di un lavoro collegiale svolto dal Consiglio di classe tanto più importate e necessario in presenza di studenti provenienti da un contesto economico-sociale problematico.
    La scuola ha necessità di interventi che diano spazio e risorse all’attività di progettazione comune, alla ricerca e alla sperimentazione di metodologie didattiche innovative.
    Una proposta di legge di iniziativa popolare giace in Parlamento da anni!
    La protesta esprima una conflittualità troppo spinta?
    Il DDL non va certo nella direzione sopra accennata, con una violenza inaudita il governo spinge per la demolizione delle fondamenta della scuola pubblica.
    Occorre ribellarsi, e lo si fa con amore e per amore, quello stesso amore che muove l’azione quotidiana di tanti e in tutte le scuola del “regno” con l’obiettivo di aiutare a costruire senso e consapevolezza di sé nei ragazzi,.
    Maddalena Rufo

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  2. giusi ambrosio
    21 maggio 2015

    Gentile Maddalena, sono contenta di potermi confrontare con un’insegnante appassionata
    come anche io credo di essere stata. E anche di chiarire alcuni aspetti del mio intervento.
    Quando parlavo di opportunità di conoscere prima di criticare non mi riferivo al mondo della scuola in senso stretto ma a quanti in partiti, sindacati, gruppi parlamentari utilizzano la lotta dei docenti e delle docenti per altre finalità e definiscono un clima di scontro non utile alla conoscenza, cioè alla possibilità che nella società e nelle famiglie si intenda la reale portata del problema o dell’insieme dei problemi.
    Nelle posizioni sindacali( e sono sempre stata iscritta alla CGIL Scuola) in passato ho visto
    spesso moderazione e anche scarsa competenza oltre che un lasciar correre….e così le cose sono
    giunte al punto che sappiamo e constatiamo. La situazione è risultato di lotte mancate o di rassegnazione al così stanno le cose…
    Il precariato è stato creato dalle politiche dei tanti governi e dalla silenziosità del sindacato che
    non ha trovato scandaloso attribuzione di punteggi e inserimenti in graduatorie di attesa e illusione. Ci si sveglia all’improvviso e si trova disdicevole che non ci sia certezza del posto di lavoro…ecc.ecc..
    Anche la questione del preside dirigente(che non ho mai molto gradito) mutata poi in
    sceriffo mi sembra una forma e un modo di confondere l’opinione pubblica..
    Ricordo che negli ultimi anni in cui ancora insegnavo ci si lamentava che gli stessi si fossero
    accomodati in una posizione puramente burocratica e non fossero interessati alla didattica.
    Inoltre oggi si presentano come novità che verrebbero introdotte i poteri d’ingerenza negli assetti interni. Posso testimoniare che tale possibilità esistevano da lungo tempo e che negli anni 2001-2002 ero ancora in servizio, il Dirigente scolastico fece delle operazioni sul corpo docente, sulla didattica e sulle modalità possibili di relazione tra docenti e studenti/ esse da me avversate ma senza esito. Un esempio singolare la frantumazione delle cattedre, con separazione delle discipline e posizionamento delle insegnanti per materie differenti su sezioni diverse, nel mio caso Storia e Filosofia anzicchè in tre classi della stessa sezione in cinque classi e sezioni differenti. I consigli di classe come si capisce facilmente venivano a formarsi con docenti diversi meno coesi e con maggiori difficoltà di programmazione, conoscenza delle alunne e degli alunni, scambio d’informazione sull’andamento didattico e rendimento, moltiplicati i rapporti conle famiglie ecc,ecc.
    Mi preoccupa riscontrare come il clima per i soggetti coinvolti di cui dicevo prima,oltre il mondo della scuola facciano una gran confusione. E non registrino la continuità con la riforma Berlinguer, merito e autonomia. Sarebbe opportuno che si diffidasse di loro almeno allo stesso modo di come si diffida del governo Renzi. Sarà un caso che non si nomina la Ministra??
    Avrei ancora molte altre osservazioni ma evito di essere noiosa, forse lo sono stata.
    Piacere di aver avuto un confronto e molte cordialità Giusi Ambrosio

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  3. Maddalena Rufo
    21 maggio 2015

    Condivido le sue considerazioni, soprattutto in merito ai sindacati.
    Corrono tempi davvero brutti.
    La ringrazio della mail e le auguro buona giornata.
    Maddalena Rufo

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Questa voce è stata pubblicata il 15 maggio 2015 da in conosciamoci, donne, lavoro con tag , , .

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