laboratorio donnae

la madre è nessuno?

di Giusi Ambrosio

Nella antica filosofia pitagorica tutta la realtà è fatta di numeri e l’opposizione pari/ dispari costituisce la prima forma della costituzione razionale.

Al primo pari corrisponde il femminile e al primo dispari corrisponde il maschile, dalla loro unione avviene la generazione. DUE+TRE= CINQUE

Nella concezione pitagorica il primo numero costitutivo della realtà è il due, il femminile.

Dal due deriva l’uno che non è né pari, né dispari, ma parimpari cioè rende dispari il pari e pari il dispari.

Da allora l’aritmetica ha fatto molta strada ma è evidente che l’uso comune dei numeri oltre che per operazioni di calcolo ha un senso per indicare la successione (pagine di un libro, prenotazioni, biglietti, targhe, ecc.), e per indicare le misure, le quantità, le altezze, i pesi, ecc. ecc.

In questi ultimi tempi per motivi vari ma non chiari si è inteso introdurre un principio di numerazione nell’indicare la genitorialità ai bambini e alle bambine. Un numero, uno e due per indicare “il genitore.” Genitore n.1 Genitore n.2. A cosa corrisponde tale numerazione? Una successione e/o una quantità? E come si immagina sia l’Uno e come si immagina sia il Due? Chi è l’Uno e chi è il Due?

Non semplice immaginare quale sia l’ordine o la quantificazione del valore spettante a un numero posto in una posizione aritmeticamente sbagliata (chi viene prima e perché?) ma certo manca volutamente il genere e la priorità generativa della madre.

Se anche chiare o strumentali le volontà di un egualitarismo che nega le differenze e simula eguaglianze al fine di non discriminare quanti e quante hanno l’esperienza di un solo genere accudente, non si comprende che in tal modo si nega la peculiarità della generazione da un corpo di donna. L’operazione consiste nel cancellare la madre. Si intende ridurre alla totale insignificanza il corpo e la mente accogliente della madre. Nessuna crudeltà patriarcale regge al confronto di una negazione alla stessa realtà dell’essere e dell’esistere come donna. Una operazione linguistica praticata come femminicidio culturale.

A dire il vero tale pratica ha avuto un cammino lungo e vari momenti di sperimentazione, nelle pagelle scolastiche con la graduale riduzione fino alla espulsione del genere femminile con la scusa della rapidità.

Un tempo: Firma del padre o di chi ne fa le veci/ Firma della madre o di chi ne fa le veci.  Successivamente: Firma del padre o della madre o di chi ne fa le veci.

In tempi più recenti: Firma di uno dei due genitori o di chi ne fa le veci; segue Firma di un genitore o di chi ne fa le veci. In ultimo Il genitore o chi ne fa le veci

Evidente come tali formule siano giunte all’assunzione del genere maschile come funzione genitoriale. Da intendersi che il maschile ingloba il femminile, lo assume e poi lo nega.

Andando indietro nel tempo è possibile ricordare come sulle carte di identità di uomini e donne che non avevano avuto il riconoscimento paterno, vi era una stigmatizzazione sociale con la dicitura N.N. che indicava l’assenza paterna come figlio -figlia di Nessuno.

La madre è nessuno?

immagine di pina nuzzo

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Questa voce è stata pubblicata il 18 gennaio 2021 da in donne, maternità con tag , .

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