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Zami. Così riscrivo il mio nome

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Il 10 aprile 2015, presso la Casa Internazionale Delle Donne di Roma, il CLR ha presentato il libro Zami. Così riscrivo il mio nome di Audre Lorde che ha visto la partecipazione di Liana BorghiSimonetta Spinelli, Nancy Sciuto e Elena Biagini.

 

Il 2014 è stato un anno proficuo perché finalmente sono stati tradotti in italiano gli scritti politici di Audre Lorde e l’automitobiografia Zami. Molte di noi conoscevano Lorde attraverso pochi concetti chiave, diversamente interpretati perché non contestualizzati rispetto al pensiero completo: avere finalmente gli scritti, oggi, permette di confrontarsi con un pensiero decisamente più complesso.

Per noi lesbiche, inoltre, significa rapportarsi con la questione delle differenze. Non a caso Lorde si definisce “nera lesbica femminista guerriera poeta madre” rivendicando, in tal modo, la complessità della costruzione identitaria.

Altra cosa, invece, è la spinta alla quale oggi assistiamo verso l’omologazione ad un sistema unico che prevede l’essere uguale come valore assoluto. Rivendicare il bisogno di essere uguali allontana, di fatto, dall’esigenza dell’eguaglianza (che è altra cosa) ed incanala inevitabilmente nella standardizzazione che azzera le specificità. Siamo felici di poterci confrontare sia con gli scritti politici di Sorella Outsider, sia con l’autobiomitografia di Zami perché, per noi lesbiche, poter affermare “io posso riscrivere il mio nome”, significa manifestare l’affermazione della nostra identità.

La società oggi sembra basarsi su un unico modello e tutto quello che si differenzia da quel modello non viene riconosciuto e, quindi, non esiste.

Per questo Zami è importante: offre una chiave di lettura che consente di proporre il mito di noi stesse e delle nostre vite e ciascuna può ritrovarci la propria, non tanto per una similitudine di passaggi, ma perché il percorso della formazione dell’identità è laborioso ed ha bisogno di rispecchiarsi in un altro percorso simile.

Ci ha colpite la narrazione di Lorde rispetto all’atteggiamento dei genitori: la loro negazione verso il razzismo che subiscono è uguale alla negazione di alcune donne verso il sessismo e alla negazione delle lesbiche rispetto alla cancellazione da parte del potere.

Negazioni che sono frutto della mancanza di strumenti per leggere la realtà. Il messaggio di Lorde a questo proposito è emblematico: l’unico modo per reinventare le proprie esistenze, è la ricerca di modalità altre e l’invenzione di nuovi strumenti per riappropriarsi della propria realtà, perché “non si abbatte la casa del padrone con gli strumenti del padrone”.

Creare quindi un nuovo linguaggio e prendere parola, significa uscire dall’inesistenza e dalla negazione. E finalmente dirsi per quello che si è.

Coordinamento Lesbiche Romane

 

link  al sonoro della presentazione nella trasmissione “E’ una calamità di cui ci rendiamo perfettamente conto” a cura del Coordinamento Lesbiche Romane del 21 Aprile 2015  (315ª puntata): http://www.clrbp.it/portfolio/zami-di-audre-lorde/

 

 

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